Inquadriamo l’argomento

La sospensione della rata della tua cessione del quinto!

La cessione del quinto dello stipendio o della pensione è un prestito personale molto diffuso in Italia perché offre ai lavoratori dipendenti statali, pubblici, privati e ai pensionati di usufruire di un finanziamento a rate e a firma singola fino a 120 mesi (10 anni) senza alcuna finalità dichiarata.

L’entità della rata non può superare il 20% o quinto (da qui il nome) della retribuzione o della pensione netta.

La caratteristica di questa tipologia di credito nasce dal fatto che le parti in causa sono tre: la banca o la società finanziaria erogatrice, il debitore e il datore di lavoro o l’ente di previdenza.

Serve per l’appunto la partecipazione di quest’ultimo soggetto per rendere possibile il finanziamento, in quanto questi offre a garanzia proprio la busta paga del lavoratore o il cedolino del pensionato.

Nel caso di inadempienza o di cessazione del rapporto di lavoro di un dipendente privato, il creditore potrà rivalersi anche sul Trattamento di Fine Rapporto.

Grazie a queste solide garanzie, la cessione del quinto è accessibile anche ai cattivi pagatori e ai protestati.

Sospendere la Cessione del Quinto: è possibile?

In questa fase di emergenza Covid e di ricadute molto negative sull’occupazione, in molti vi starete chiedendo se sia possibile avvalersi della sospensione dei pagamenti delle rate per il caso di una cessione del quinto.

Con il Decreto Cura Italia dell’aprile 2020, si concede il diritto ai titolari di mutuo per l’acquisto della prima casa di sospendere il pagamento delle rate fino a un massimo di 18 mesi, a seconda della durata della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro.

Vi diciamo subito che questo beneficio non si estende automaticamente ai titolari di una cessione del quinto perché il decreto non prevede agevolazioni riguardo al credito al consumo.

La riduzione della rata di cessione del quinto

Il DPR 180/1950, istitutivo della cessione del quinto, all’art.35 sancisce però che il debitore ha la possibilità che gli venga ridotto l’importo della rata per il caso in cui subisse una decurtazione della retribuzione di almeno un terzo (il 33%).

Questo è il criterio generale che guida la legislazione in materia.

Vediamo più nei dettagli cosa significhi.

Se un lavoratore per una qualsiasi ragione si vede ridotta la paga mensile del 20%, non potrà aspettarsi che la rata della cessione del quinto gli venga parimenti abbassata.

Se, invece, la riduzione della paga fosse del 40%, la rata dovrà essere ridotta proporzionalmente, in modo tale non superare un quinto dello stipendio.

La cessione del quinto in caso di Cassa Integrazione

Come saprete, molti lavoratori italiani si trovano in cassa integrazione dallo scorso mese di marzo.

Fino al 31 marzo 2021, è fatto divieto alle imprese di licenziare i dipendenti per giustificato motivo oggettivo e di avviare procedure di licenziamento collettivo.

Si tratta di una mossa che il Legislatore ritiene opportuna per tutelare i posti di lavoro in questo frangente delicato.

In cambio, attraverso la cassa integrazione la retribuzione del lavoratore è a carico dello Stato.

Ebbene, come sappiamo al cassintegrato viene corrisposto l’80% della retribuzione, per cui nel caso peggiore, cioè della riduzione a zero ore di lavoro, la perdita massima che accuserà sarebbe del 20%, insufficiente per fare scattare il diritto all’automatica riduzione o sospensione della rata.

La realtà però è diversa: l’entrata in cassa integrazione significa la perdita anche di tutte le componenti variabili dello stipendio quali i turni, gli straordinari e le indennità di funzione che spesso rappresentano una parte importante dello stipendio.

Il risultato è che mediamente la CIG riduce lo stipendio reale di almeno il 40% e quindi il ricalcolo della rata diventa obbligatorio oltreché doveroso. Se l’azienda non provvede autonomamente, è necessario far valere i propri diritti presso l’ufficio paghe per esigere il ricalcolo della rata.

Trovate qui una nostra guida definitiva sulla cessione del quinto in cassa integrazione, inclusiva di servizio consulenza gratuita sull’argomento.

Cessione del quinto e maternità

Simile è il problema che si pone per le lavoratrici madri.

Il periodo di maternità obbligatoria si fissa per legge in 5 mesi, nel corso dei quali l’INPS eroga l’80% dello stipendio.

Diversi contratti collettivi nazionali prevedono che il restante 20% sia corrisposto dal datore di lavoro.

Neppure in questo caso, quindi, si potrà pretendere la decurtazione o la sospensione della rata.

Oltre al congedo di maternità obbligatorio, però, sussiste il diritto per la madre di prendersi un altro congedo facoltativo fino a un massimo di 6 mesi, nel corso dei quali l’INPS eroga il 30% della retribuzione. E successivamente ancora, è previsto un congedo facoltativo non retribuito, anch’esso della durata massima di 6 mesi.

In questi ultimi due casi, poiché la riduzione della retribuzione risulta essere superiore a un terzo, la lavoratrice ha diritto di chiedere l’abbassamento o la sospensione della rata periodica della cessione del quinto.

Parliamo qui di Cessione del Quinto e Maternità in modo approfondito.

Il datore di lavoro deve ridurre la rata

Sarà compito del datore di lavoro ricalcolare la rata e comunicare all’istituto erogatore l’avvenuta riduzione della retribuzione.

Pertanto, la rata si abbassa in modo da non eccedere il quinto della minore retribuzione oppure si sospende.

Facciamo, infine, presente che nel caso di sospensione o di abbassamento dell’importo della rata, la durata del finanziamento verrà allungata per consentire all’ente creditore di recuperare l’intero capitale e gli interessi che su di esso continueranno a gravare anche durante il periodo di sospensione, secondo il TAN previsto dal contratto di finanziamento.

Sospensione della cessione? Nessuna conseguenza in CRIF

Un’ultima informazione particolarmente importante in tutti i casi di riduzione o sospensione temporanea della rate, nessuna segnalazione negativa verrà inoltrata ai Sistemi di Informazioni Creditizie SIC di cui la CRIF è la banca dati più conosciuta.

Ridurre o sospendere le rate di una cessione del quinto, quindi, non comporta il rischio di diventare un Cattivo Pagatore.

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